domenica 18 gennaio 2015
Greta e Vanessa, il contatto bolognese: "Non farei mai nulla contro l’Italia"
Yasser Tayeb, pizzaiolo, contattato dalle due ragazze in aprile
Bologna, 18 gennaio 2015 - I contatti bolognesi di Greta e Vanessa. Prima di partire per la Siria, le cooperanti Greta Ramelli e Vanessa Marzullo (sequestrate per cinque mesi e appena rilasciate) ebbero contatti con tre siriani residenti, rispettivamente, ad Anzola, Budrio e Casalecchio. Si tratta di Yasser Mohammed Tayeb, pizzaiolo di 47 anni nato ad Aleppo, presidente regionale della comunità araba siriana in Italia, Nabil Al Mureden, chirurgo per tanti anni all’ospedale di Budrio, oggi in pensione, presidente nazionale della comunità, e Maher Alhamdoosh, studente all’Alma Mater. Quei contatti sono emersi nell’aprile 2014, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma e dei carabinieri del Ros che indagavano su un altro sequestro di persona in Siria.
E così i Ros hanno pedinato, intercettato e monitorato i tre, senza però che da allora sarebbero emerse prove di legami con terroristi jihadisti. I loro legami sono invece con i ribelli anti-Assad del Free Siryan Army, cioè l’esercito appoggiato dall’occidente che si oppone appunto ad Assad.
Nelle telefonate intercettate fra Greta e il pizzaiolo Tayeb la cooperante chiede aiuto per l’imminente viaggio in Siria, spiegando che la missione non era solo per portare aiuti alla popolazione civile, ma anche «per consegnare kit di pronto soccorso ai combattenti ribelli». E visto che nel variegato esercito anti-Assad ci sono anche estremisti islamici vicini ad Al Qaeda è chiaro che l’allerta degli inquirenti è salita al massimo. Ma, appunto, gli accertamenti avrebbero dato esito negativo per i tre siriani, anche se l’inchiesta romana è tuttora in corso.
«Sono contro la violenza – dice Tayeb – e non farei mai azioni per mettere in pericolo la vita di cittadini italiani o la sicurezza del Paese. In aprile sono stato contattato da Greta per il suo progetto di solidarietà, mi contatta moltissima gente visto il mio ruolo. Le ho concesso l’uso del logo della nostra associazione per i suoi volantini e le ho scritto una lettera di raccomandazione in lingua araba da presentare a chi di dovere in Siria, poi non consegnata perché lei è partita senza più contattarmi. Tutto qua, non so perché sono finito all’attenzione degli inquirenti. Il terrorismo per me è un tumore che ha colpito la Siria».
L’attenzione degli inquirenti è massima sul terrorismo islamico, specialmente dopo gli attentati di Parigi. A Bologna sono aperte dal 2011 due inchieste del pm Enrico Cieri e della Digos che vedono indagati più di venti magrebini per attività di reclutamento e addestramento. Digos e Ros, inoltre, ricevono molte segnalazioni da Roma su personaggi sospetti che risiedono o sono transitati a Bologna e provincia su cui svolgere approfondimenti. Al momento, però, nessuna segnalazione è sfociata in inchieste con arresti o altre misure.
Quanto ai combattenti da esportazione, nel 2012 un magrebino residente per tanti anni a Bologna è morto in Iraq combattendo assieme ai terroristi, mentre più di recente un 29enne, nato in Calabria ma vissuto per anni a Bologna con la famiglia, è stato arrestato a Badgad perché sospettato di far parte dei terroristi dell’Isis.
di Gilberto Dondi e Pier Luigi Trombetta
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