Il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento del Comune di Bologna che introduceva il limite generalizzato dei 30 chilometri orari su gran parte delle strade urbane. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso presentato da un gruppo di tassisti, ritenendo illegittima l’estensione del limite a quasi tutta la rete stradale cittadina.
Secondo il Tar, il limite dei 30 km/h non poteva essere applicato in modo indiscriminato, ma doveva essere motivato e valutato strada per strada, come previsto dal Codice della strada. La scelta del Comune, invece, avrebbe avuto carattere troppo generale e privo di un’adeguata istruttoria tecnica per ciascun tratto viario.
La sentenza annulla quindi il piano del traffico e le ordinanze con cui l’amministrazione aveva trasformato Bologna in una “Città 30”, lasciando aperta la possibilità di reintrodurre il limite solo in zone specifiche e con motivazioni puntuali, come aree residenziali o particolarmente sensibili.
La decisione ha acceso il dibattito politico: soddisfazione da parte delle opposizioni e delle categorie contrarie al provvedimento, mentre il Comune valuta ora se presentare ricorso al Consiglio di Stato o rimodulare la misura in linea con le indicazioni del Tar.
Secondo Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, la sentenza del Tar conferma l’illegittimità dell’azione del Comune, che avrebbe agito oltre le proprie competenze con finalità propagandistiche. Bignami ha ribadito la disponibilità del suo partito a discutere di sicurezza stradale in ambito urbano, sottolineando però che il tema non può essere affrontato con misure ritenute illegittime e prive di efficacia concreta.


