mercoledì 9 gennaio 2019

“Non scappano né dalla Guerra né dalla fame. Vi spiego perché i profughi mirano per l’Italia…



Anna Bono è una docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino e conosce molto bene questa materia, così ha voluto dire la sua spiegando perché i profughi mirano l’Italia. Durante un’intervista molto interessante ha spiegato che la maggior parte delle persone che sbarcano o vengono traghettate sulle nostre coste italiane, arriva dall’Africa subsahariana e, nella maggior parte dei casi, non è un profugo. Inoltre, spiega che non è nemmeno una persona che sfugge dalla fame e dalle guerre ma semplicemente un giovane maschio che appartiene ad un ceto medio.

Solo il 4 % delle persone che sono arrivate in Italia dall’inizio dell’anno ha chiesto l’asilo politico ed ha ottenuto risposta positiva. Tutti quelli che non rientrano, non sono stati perseguitati dalla legge. “I costi elevatissimi dell’emigrazione clandestina contraddicono questa tesi comune. Ormai è risaputo che chi vuole venire in Europa deve mettere insieme 4mila, 5mila o 10mila dollari per potersi appoggiare a un’organizzazione di trafficanti che provveda all’espatrio. Cifre appunto elevatissime soprattutto se rapportate ai redditi medi dei Paesi di provenienza. Chi arriva generalmente appartiene al ceto medio o medio basso, comunque per la gran parte non si tratta di indigenti. C’è chi risparmia, chi si fa prestare il denaro dai parenti, chi paga a rate, chi vende una mandria, però i soldi ci sono, i trafficanti vogliono essere pagati in contanti. È gente che ha una disponibilità economica. Certo c’è la delusione di vivere in Paesi dove avanzano prevalentemente i raccomandati: la spinta può arrivare anche da lì, da delusioni lavorative, come succede per chi parte dall’Italia”.

C’è anche chi non scappa dalla guerra ma scappa dalla fame. In Africa ci sono tantissimi profughi e nonostante non ottengano l’asilo politico, non lasciano il continente. Secondo alcune statistiche del 2015, sono più di 60 milioni i profughi e tra questi, 41 milioni sono profughi interni. La professoressa Anna Bono ha spiegato che la maggior parte delle persone si allontana ma rimane ugualmente nei confini nazionali, l’altra parte invece si rifugia nei campi dell’Uchr come ad esempio il caso della Somalia.

Solo una parte di profughi è fuggita all’estero per sfuggire al terrorismo di Al Shaabab, la maggior parte si è rifugiata nelle zone del Kenya.
Molti emigranti arrivano, ad esempio, dal Senegal che vive un periodo positivo dal punto di vista economico dal momento che, da molti anni, l’Africa ha avuto una crescita del prodotto interno lordo ma questo non si traduce in un vero e proprio sviluppo economico poiché vi è un governo mal rappresentato.

Anna Bono afferma che “I Mass media, politici, chiunque parli di immigrazione utilizza emigrante, profugo o rifugiato come fossero sinonimi. Ma ovviamente non lo sono. In parte ciò è frutto di una confusione involontaria. In parte però si tratta di un errore voluto, perché c’è la tendenza ad affermare che chiunque lasci il proprio Paese abbia una forma di disagio e dunque abbia il diritto di essere ospitato. Questo approccio si traduce in ciò che vediamo: centinaia di migliaia di persone in marcia per arrivare in Europa. Molti dei quali non sono indigenti e per la maggior parte, circa l’80%, sono giovani uomini di età non superiore ai 35 anni. Poi c’è una fetta crescente di minori non accompagnati, metà dei quali non si sa che fine faccia. Si parla tanto di accoglienza e poi lasciamo sparire 5mila bambini nel nulla”.

Il costo dell’immigrazione è altissimo e per ogni immigrato si ha a disposizione 35 euro al giorno più i 2,50 euro per i richiedenti asilo. Inoltre ottengono molti benefici come le visite mediche gratis, i mezzi di trasporto gratis, le ricariche telefoniche e i contanti per la spesa nei supermercati.

Chi non passa la richiesta di asilo politico può fare ricorso e resta per altri 24 mesi sul territorio, nel frattempo viene mantenuto dai contribuenti. Il ricorso è pagato dallo stato italiano ma anche il diritto alla difesa è pagato dalla comunità italiana. Anche i professionisti come gli psicologi, i medici ecc, i campi profughi e tutte le varie strutture, sono pagate dalla comunità.
“Nei Paesi dell’Africa subsahariana esistono pubblicità che incitano ad andare in Italia, spiegando che qui è tutto gratis. E in effetti lo è. Mi immagino le telefonate di questi ragazzi ai loro amici, in cui confermano che effettivamente tutto viene assicurato loro gratuitamente.”, ha concluso la docente.

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