mercoledì 28 marzo 2018

Rom accumula 26 anni di galera: "Ecco perché non si va in cella"

Dopo il caso della rom con 26 anni di carcere accumulati con piccoli reati ci si interroga sul sistema della giustizia italiana

Ventisei anni di carcere accumulati un reato dopo l'altro. Ogni volta che si diffonde la notizia di simili condanne, sorge immediata una domanda: ma come mai una rom, così dedita alle attività criminose, deve arrivare a collezionare due decadi di prigione prima di finirci davvero?

Il motivo, come immaginabile, risiede nelle pieghe della giustizia italiana. La nomade, infatti, usando diversi alias, è riuscita a mettere a segno furti in appartamento tra il 2001 e il 2017. Sedici anni di onorata carriera sempre ben lontana dalla cella. Mica male. "È una storia assurda - dice al Tempo l'avvocato Gianluca Nicolini - una cosa del genere non sarebbe possibile".

I ventisei anni accumulati come si spiegano? "Lei probabilmente ha commesso una serie di reati - spiega l'avvocato al quotidiano romano - poi all' inizio le hanno dato tre, quattro pene sospese, da un' altra parte è arrivato qualche ordine di esecuzione poi bloccato, poi i domiciliari, magari è scappata, ha poi commesso altri reati e si arriva a quelle cifre. Sono reati bagatellari, per i quali il giudice non manda in carcere". Ed è così che per tanti anni si può sfuggire al fresco della cella con il sole oscurato dalle grate di ferro delle finestre.

Il fatto è che, in sostanza, è praticamente impossibile evitare situazioni come quella della rom. "Non è una persona pericolosa - dice Nicolini - sono reati di lieve entità rispetto ad altri decisamente peggiori. Non esiste un modo per aggirare questo problema, perché dai domiciliari purtroppo si scappa. Ma in carcere non possono andare tutti, il sovraffollamento è una realtà. Per il furto d' appartamento non è nemmeno previsto l'ordine di esecuzione sospeso".

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