Pagine

domenica 13 aprile 2014

Ragazzina di 13 anni scrive alla madre: “sono stata stuprata da un amico di papà”

Savona, 13 aprile 2014 – «Mi ha afferrato, mi teneva con forza appoggiata all’armadio. Avevo paura che facesse ciò che ha fatto, ciò che temevi. Io piangevo, gli dicevo di non farlo». Così una ragazzina di 13 anni ha raccontato alla madre di essere stata violentata, in una lettera inviata dalla comunità per minori di cui è ospite dopo la turbolenta separazione dei genitori.
 http://www.sostenitori.info/wp-content/uploads/2014/01/violenza1.png
La donna ha consegnato la lettera alla procura della Repubblica di Savona, che da febbraio indaga sul racconto della ragazzina, che si riferisce a episodi avvenuti la scorsa estate. Il caso emerge solo oggi perché la madre ha voluto renderlo pubblico rivolgendosi a un quotidiano di Torino.

L’autore dello stupro sarebbe un amico del padre, che era andato a trovare l’adolescente nella comunità cui è stata affidata. In quel momento nei locali della casa famiglia non ci sarebbe stato nessuno e la ragazza non ha poi avuto la forza di denunciare il fatto ai responsabili. Ha deciso però di scrivere alla madre, che in attesa delle decisioni del tribunale dei minori, non può vedere la figlia, ma solo telefonarle una volta alla settimana.La ragazzina è ospite in una casa d’accoglienza su disposizione dei servizi sociali di un comune della provincia di Savona.

Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta da parte del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro. Indaga la squadra mobile, dopo che gli agenti della sezione di polizia giudiziaria hanno raccolto la denuncia della madre della bambina. Un racconto che ora è al vaglio degli inquirenti che, come è comprensibile vista la delicatezza della storia, mantengono il più stretto riserbo. La ragazzina è già stata interrogata dagli inquirenti, con la presenza di uno psicologo. Sia lei sia la sorella vivono in comunità su decisione del tribunale dei minori. La madre aveva denunciato percosse da parte del marito da cui è separata e sostiene che l’uomo abbia già subito una condanna, ma sia ancora in libertà. Da quattro mesi non vede le figlie e chiede che possano tornare a vivere con lei, che nel frattempo ha trovato un lavoro e un nuovo compagno.

Fonte: Il Secolo XIX