martedì 27 marzo 2018

Abdel Rahman Foggia, arrestato presidente di centro islamico: indottrinava i bambini alla violenza



Presidente dell'associazione culturale islamica "Al Dawa", insegnava ai bambini che l'unico modo per ottenere il paradiso era la morte in battaglia 
 
Indottrinava i bambini sul martirio durante le lezioni di religione che teneva due volte a settimana nell'associazione culturale islamica "Al Dawa" di Foggia, di cui era presidente. Il 59enne Abdel Rahman, cittadino italiano di origine egiziana arrestato oggi su disposizione della Dda di Bari per terrorismo internazionale, è accusato di aver insegnato a una decina di bambini, ora segnalati al Tribunale per i Minorenni, il concetto di guerra santa, spiegando loro che l'unico modo per ottenere il paradiso era la morte in battaglia. Per alcuni mesi quelle lezioni sono state intercettate.
 
 "Vi invito a combattere i miscredenti, con le vostre spade tagliate le loro teste, con le vostre cinture esplosive fate saltare in aria le loro teste. Occorre rompere i crani dei miscredenti e bere il loro sangue per ottenere la vittoria", diceva l'indagato ai bambini. Agli atti della magistratura barese ci sono video e documenti, condivisi dal 59enne in rete tramite Facebook, Whatsapp e Twitter, che inneggiano alla jihad, con istruzioni su come costruire armi, nei quali si parla "dell'obbligo di distruggere le chiese e trasformarle in moschee, individuando - spiegano gli inquirenti - l'Italia come obiettivo dell'attività terroristica". 
 
L'uomo, che teneva lezioni di religione ai bambini del cento culturale islamico di Foggia, sarebbe stato incastrato da alcune pubblicazioni internet e da riscontri investigativi. In totale sono state tre le perquisizioni, personali e domiciliari, eseguite all'alba dalla Polizia. Il Gigo della Gdf ha proceduto al sequestro preventivo urgente della sede dell'associazione e dei conti correnti del cittadino egiziano. 
 
Da maggio dello scorso anno ad oggi sono quattro gli arresti e due le espulsioni in provincia di Foggia, nel corso di indagini antiterrorismo. L'arresto odierno è solo l'ultimo episodio di una serie di attività legate tutte in qualche modo ai locali della moschea di via Zara a Foggia dove si sarebbe svolta attività di proselitismo e di propaganda dell'Isis. Il 19 maggio dello scorso la polizia arrestò Kamel Sadraoui, tunisino di 34 anni con l'accusa di apologia del terrorismo. L'uomo svolgeva attività di propaganda dello 'Stato Islamico' pubblicando sui 'social network' video e post che esaltavano le azioni compiute dalle milizie terroristiche. 
 
 L'8 luglio successivo la polizia arrestò a Foggia un cittadino ceceno di 38 anni, Eli Bombataliev, che secondo gli investigatori all'interno della moschea di via Zara, avrebbe cercato di reclutare nuovi combattenti e indottrinare nuovi adepti alla guerra santa. Accusati di propaganda terroristica anche due cittadini albanesi, che vivevano in un comune della Capitanata, espulsi e rimpatriati dalla polizia il 7 dicembre scorso. I due, stando all'accusa, erano in collegamento con 'foreign fighters' e avrebbero pubblicato, sui social network in concomitanza con attentati effettuati in Europa documenti anti-occidentali. Il 15 dicembre, infine, i carabinieri del Ros arrestarono alla stazione ferroviaria di Foggia un cittadino algerino, Yacine Gasry, in esecuzione di un provvedimento dell'Ufficio esecuzione penale della Procura generale di Napoli. 
 
Lo straniero, accusato di far parte di un gruppo che forniva sostegno logistico a formazioni terroristiche algerine, era stato condannato in via definitiva a quattro anni, nove mesi e 21 giorni di reclusione per associazione con finalita' di terrorismo internazionale.