Pagine

sabato 26 marzo 2022

Filippo Facci, 565 innocenti in carcere: "E i magistrati non pagano mai"

La legge sull'ingiusta detenzione funziona: ce ne sono un sacco. Non siamo ancora così cinici da metterla così, ma lo siamo abbastanza da accorgerci che ormai è un format, ogni anno basta cambiare il numero degli innocenti (neanche tanto) e aggiornare le cifre pagate dallo Stato (non dai magistrati) e in ultimo cambiare il nome dell'incazzato di turno: anche questa volta, sia benemerito, è Enrico Costa, vicesegretario di Azione. Nel 2021 - ha fatto sapere abbiamo speso 24,2 milioni per 565 ingiuste detenzioni e circa un milione e trecentomila per errori giudiziari. Costa aggiunge che le vittime sono state circa 30mila dal 1992, una cifra surreale che ormai scivola così, il senso delle proporzioni non ci soccorre più. Dice, poi, che in questo lasso di tempo avremmo speso 900 milioni di euro: possibile, probabile, anche perché - da altri dati nostri - ricaviamo che dal 1991 al 31 dicembre 2020 i casi sono stati 29.659, in media poco più di 988 all'anno.


Un format, dicevamo: come i libri. Nel 1987, a margine del caso Tortora, ci fu Storie di ordinaria ingiustizia (Sugarco) scritto da Raffaele Genah e Valter Vecellio, prefazione di Leonardo Sciascia e introduzione di Giuliano Vassalli. Nel 1996 ci fu Presunti Colpevoli (Mondadori) a cura dello scrivente. L'anno scorso c'è stato Il libro nero delle ingiuste detenzioni di Stefano Zurlo (Baldini+Castoldi) con prefazione di Carlo Nordio. E non contiamo più i referendum. Siamo nel 2022 e fa capolino tra cose sempre «più importanti» (anche niente è più importante di una vita umana incarcerata ingiustamente dallo Stato) anche il meritevole Costa, anche se è tutto tristemente già sentito: «A pagare è sempre solo lo Stato, chi sbaglia e arresta un innocente non rischia nulla», ha detto il segretario di Azione commentando i numeri forniti dal Ministero dell'Economia, che ha risposto a una sua interpellanza urgente.

(IN)CIVILTÀ GIURIDICA - Il Ministero nel 2021 ha pagato precisamente 1.271.914,90 euro perla riparazione da errore giudiziario (sette ordinanze di corti d'appello) e 24.206.190,41 per riparare le ingiuste detenzioni (565 ordinanze di corti d'appello). Ha detto ancora Costa: «Entro il 31 gennaio di ogni anno, il governo dovrebbe, per legge, relazionare alle Camere sul numero di arresti nell'anno precedente, sull'esito dei processi con arresti, sulle ingiuste detenzioni, sulle azioni disciplinari a chi ha sbagliato: tuttavia, nonostante la rilevanza di questi dati, è ormai prassi del Ministero della Giustizia presentare la relazione con notevole ritardo, non prima del mese di aprile. Questo dimostra il disinteresse rispetto aun tema che è di civiltà giuridica. Se una persona è stata arrestata e poi assolta, è giusto che si chiarisca perché ciò è accaduto. Il problema nel nostro Paese è che quando accadono queste vicende, lo Stato si volta dall'altro lato senza comprendere le vere ragioni, senza verificare le motivazioni dietro quegli errori e senza sanzionare chi sbaglia».

Il lungo virgolettato contiene quasi tutto quello che restava da dire. E che è vero. Stravero. Arcivero. Così come è vero che lo scandalo mediamente non scandalizza, viene servito come un aggiornamento meteorologico, si fanno spallucce. «L'auspicio», ha concluso Costa, «è che venga finalmente approvata la mia proposta di sanzione disciplinare per chi ha concorso, con negligenza o superficialità, anche attraverso la richiesta di applicazione della misura della custodia cautelare e all'adozione dei provvedimenti di restrizione della libertà personale», ha detto. Ha parlato, in questo Paese, di «norma di civiltà giuridica».


Fonte