martedì 20 marzo 2018

Gli invasori turchi si abbandonano a saccheggi e violenze ad Afrin. Come l’Isis



Miliziani alleati della Turchia starebbero saccheggiando la città di Afrin, nella Siria nordoccidentale, conquistata ieri dalle Forze armate di Ankara in collaborazione con i ribelli dell’Esercito libero siriano. E’ quanto affermato da alcuni “attivisti”, spiegando che i saccheggi sono iniziati domenica dopo che l’esercito turco e i suoi alleati hanno marciato verso il centro della città di Afrin, dove hanno issato le loro bandiere. Secondo gli attivisti, a essere stati saccheggiati sono stati negozi, case e automobili. L’operazione militare Ramoscello d’ulivo era stata lanciata dalle Forze Armate turche nella regione di Afrin lo scorso 20 gennaio. “Stanno saccheggiano le case, dando fuoco alle sedi istituzionali, distruggendo le effigi religiose, lo stesso che lo Stato Islamico ha fatto nelle zone che ha invaso in precedenza”, ha denunciato alla Dpa Brossik al-Hassakeh, portavoce dell’Ypg ad Afrin. Le foto scattate dentro Afrin ritraggono combattenti sostenuti dalla Turchia distruggere statue simbolo del folklore curdo, prosegue la Dpa, che parla di altre immagini che mostrano camion pieni di beni appartenenti ai cittadini. Distrutta una statua di Kawa, eroe mitologico curdo , mentre molti ”rifugiati da Afrin sono disperati”, afferma al-Hassakeh.

Il governo siriano ha condannato l'”occupazione turca” di Afrin e ha chiesto il “ritiro immediato” delle truppe di Ankara dalla Siria. E’ quanto si legge in una lettera inviata dal ministero degli Esteri di Damasco al segretario generale dell’Onu e al capo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale Sana. Nella lettera si sottolinea che l’ “invasione” turca di Afrin contraddice i principi e gli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Il ministero degli Esteri aggiunge che “le pratiche e gli attacchi turchi non solo minacciano la vita dei cittadini e l’unità del territorio e della popolazione siriani, ma prolungano anche la guerra in Siria e sono un servizio al terrorismo e ai suoi sostenitori”.

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