venerdì 4 dicembre 2015

Putin minaccioso: «La Turchia si pentirà di ciò che ha fatto»



l primo pensiero è per «i nostro eroi», le vittime della guerra russa in Siria, il pilota e il marine rimasti uccisi il 24 novembre dopo l’abbattimento del caccia russo colpito dagli F-16 turchi. Un minuto di silenzio, poi Vladimir Putin è partito all’attacco: tutta la prima parte del suo messaggio annuale sullo stato della Nazione, pronunciato giovedì mattina davanti all’élite del Paese riunita nel Salone di San Giorgio al Cremlino, è stata dedicata alla guerra all’Isis e al terrorismo.

Rinvigorito dall’emergenza, e dal ruolo riacquistato dalla Russia sullo scacchiere internazionale, Putin ha espresso la propria riconoscenza ai militari impegnati in Siria; ha invocato un’unica grande coalizione sotto la guida dell’Onu, un «pugno potente» perché «un Paese da solo non può sconfiggere il terrorismo internazionale, soprattutto quando i confini sono aperti e il mondo assiste a un nuovo trasferimento di popolazioni, e nel momento in cui i terroristi ricevono un continuo appoggio finanziario». E da qui, Putin ha puntato furiosamente il dito contro la Turchia: accusata di acquistare illegalmente petrolio dell’Isis e di sostenere finanziariamente i bandity, i jihadisti, che poi usano quei guadagni per assoldare mercenari e acquistare le armi che vengono usate per minacciare il mondo intero, i cittadini russi e francesi, del Mali e del Libano.

La Russia, ha detto Putin, non dimenticherà il tradimento, la complicità con i terroristi. «Lo sappiano in Turchia coloro che hanno sparato ai nostri piloti alle spalle». «Solo Allah sa perché lo hanno fatto», ha continuato il presidente russo distaccandosi dal testo scritto, e strappando grandi applausi quando ha aggiunto che Allah, «per punire la banda che governa in Turchia, l’ha privata del buon senso e della ragione»: «Se qualcuno pensa che dopo aver compiuto questo orribile crimine di guerra, l’uccisione della nostra gente, se pensano di cavarsela con qualche provvedimento su pomodori e cantieri si sbaglia di grosso».

La Russia non intende rispondere con le armi, ha chiarito Putin aggiungendo però che i turchi avranno comunque modo di pentirsi di quanto hanno fatto, e più di una volta. Senza specificare, qui il presidente russo ha cambiato argomento. Ma dopo le restrizioni sul turismo e le attività delle imprese turche in Russia, e i primi bandi all’export di frutta e verdura turca in Russia, come proseguirà la «guerra economica» dichiarata ad Ankara? Il grande timore è che arrivi a toccare il fronte dell’energia: ma qui gli interessi reciproci di fornitori russi e consumatori turchi sono tali che soltanto un grave deterioramento della situazione potrebbe osare toccarli. Per il momento Putin sembra aver deciso di sacrificare Turkish Stream, opera peraltro dal destino già segnato. Pochi minuti dopo il messaggio al Cremlino, il ministro russo per l’Energia Aleksandr Novak ha confermato che i negoziati per la costruzione del gasdotto che avrebbe dovuto sostituire South Stream - portando gas russo in Europa attraverso il Mar Nero - sono stati fermati. Così come sono bloccati i lavori della commissione intergovernativa russo-turca sul commercio e la cooperazione economica.

I turchi, ad ogni buon conto, stanno già prendendo atto della minaccia, corteggiando il Qatar, l’Azerbaijan e perfino i curdi iracheni per trovare fonti alternative di gas. E intanto il presidente Recep Tayyep Erdogan ribalta su Putin le stesse accuse imputate a lui, denunciando presunti traffici petroliferi tra Mosca e l’Isis. Di cui sarebbe protagonista un personaggio controverso, Kirsan Iljumzhinov, ex presidente della Repubblica calmucca e ora della Federazione internazionale scacchi.
Nel salone di San Giorgio, il secondo grande tema affrontato da Putin è stata l’economia: «La situazione è complicata ma non critica», ha ricordato elencando una serie di indicatori positivi - produzione industriale, corso più stabile del rublo - per dimostrare che già si intravvedono tendenze positive. Ma ancora una volta Putin ha avvertito che l’economia russa non può permettersi di aspettare con le mani in mano che i prezzi del petrolio risalgano. L’ennesimo invito a diversificare, poiché «il periodo di prezzi bassi delle materie prime e, possibilmente, di costrizioni esterne (sanzioni, ndr), potrebbe durare, e a lungo. Se non faremo nulla - ha continuato il presidente russo - ci ritroveremo a prosciugare le nostre riserve, e il tasso di crescita della nostra economia resterà vicino allo zero».

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