sabato 7 febbraio 2015

Manuale Isis per donne: «Sposati a nove anni, nasconditi sotto il velo, stai a casa e servi tuo marito»



di Giulia Aubry

«Sposati a nove anni, nasconditi sotto un velo, resta a casa a servire tuo marito (perchè per quello sei stata creata). E studia la sha'ria, perchè siamo contro l'analfabetismo e non volgiamo tu sia ignorante».
Il 25 gennaio scorso lo Stato Islamico ha pubblicato il Manifesto per la "perfetta" donna islamica, un manuale che definisce ogni singolo aspetto del ruolo femminile. Una donna "secondaria" in tutto e per tutto all'uomo, creata "da una costola di Adamo", come si legge nella parte introduttiva del documento - tradotto in inglese dalla Quilliam Foundation - , all'unico scopo di "servire Adamo".

Le circa 30 pagine che compongono il Manifesto si aprono con una feroce critica al modello di civilizzazione occidentale e al suo pensiero riassunto, nel tipico linguaggio sessista del movimento, in un femminismo che ha "de-mascolinizzato" gli uomini, privandoli di quel ruolo fondamentale di "protettori" della donna che si traduce in qualcosa di più simile a "proprietari". Il pensiero occidentale relativo al ruolo femminile è criticato punto per punto e la mascolinità dell'uomo occidentale - argomento molto sensibile per gli uomini di Isis - è messa in dubbio ovunque a fronte di un modello di combattente dello Stato Islamico, che trasuda testosterone e machismo.

La conseguenza è inevitabile. Se l'uomo di Isis è così maschio e forte, perchè la donna dovrebbe uscire fuori di casa e andare a lavorare o impegnarsi in attività che non le appartengono? In una logica che ricorda l'età della pietra in cui le relazioni uomo-donna si basavano esclusivamente sulla capacità fisica del primo di difendere la seconda, la "vera femmina" è sedentaria, il suo perimetro è la casa fin dai suoi primi anni di vita. Non è un male infatti, si legge nel manifesto, se le donne si sposano a 9 anni e comunque non devono farlo dopo i 16 o i 17, poichè il loro scopo è soddisfare i propri mariti e generare nuovi combattenti.

Ma lo Stato Islamico non vuole negare una formazione alle sue donne. Il non lavorare, si legge ancora, non vuol dire essere analfabete. E per questo il documento disegna un vero e proprio percorso di studi: da sette a nove anni la donna dovrà studiare il diritto islamico e la religione, l'arabo coranico scritto e parlato e le scienze (ridotte a pochissime tematiche tutte funzionali al ruolo di inferiorità); dai dieci ai dodici approfondirà il diritto islamico per quanto concerne il matrimonio e il divorzio (così da preparasi ai suoi doveri così come definiti dalla loro interpretazione del Corano), imparerà a cucire e cucinare; dai tredici ai quindici approfondirà la Sha'ria e la vita di Maometto. Ma tutte queste cose dovranno servirle solo per la vita casalinga. Se vorrà uscire dalla propria casa potrà farlo solo per studiare la religione, se potrà essere considerata un medico o una maestra e - soprattutto - se la situazione sarà così drammatica da richiedere il suo contributo per la jihad, "come già fecero le gloriose donne irachene e cecene". Un evidente riferimento alle tristemente note "vedove nere", donne kamikaze imbottite di esplosivo e fatte saltare in aria, nella maggior parte dei casi, con il comando a distanza ben stretto nelle mani di uomini.

Per Isis non c'è alcun dubbio. Ad eccezione di pochissimi casi (che coincidono comunque sempre con i bisogni maschili) la donna è sedenteria, ferma, immobile, passiva. E ne deve essere felice perchè, in una terribile interpretazione del Corano, "è in questa condizione che troverà la propria tranquillità e il proprio benessere", in opposizione con l'inutile frenesia e il movimento, considerati aberranti, del modello occidentale.

Una donna sposa e madre, una donna immobile che diviene inutile già passati i 20 anni, una donna schiava al servizio di un maschio forte che va a combattere e odia tutto ciò che mette in discussione la sua mascolinità. Una donna inesistente in un mondo di sola violenza e troppo sangue.

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