venerdì 31 ottobre 2014

Nuove povertà. ’500 euro al mese per vivere in 3, con un bimbo malato’





31 ottobre – Cinzia ha 24 anni e non lavora da oltre due, da quando i suoi nonni si sono ammalati e ha dovuto accudirli. E’ cresciuta con loro, senza una famiglia, poi li ha persi entrambi, nel giro di sei mesi. Ha trascorso l’adolescenza in una casa popolare in zona Barca, poi alla loro morte, le è stato assegnato un alloggio più piccolo (circa 40 metri), dove ora vive con il suo compagno di 22 e il loro bambino di due anni.
Che lavori hai svolto? “Ho sempre fatto la commessa in punti vendita di grandi catene, poi, per bisogno, anche le pulizie. Talvolta alcuni negozi mi hanno chiamato per qualche giorno, una settimana, con salari davvero da fame, 180 euro per una settimana” dice a Bologna Today. Anche il suo compagno lavorava come addetto alla vigilanza, ma è stato licenziato. Ora fa il facchino a 500 euro al mese presso una cooperativa. Pochi, pochissimi soldi, affitti da pagare accumulati: “Spesso abbiamo il frigo vuoto, qualche amico ci aiuta con la spesa, con i pannolini per il bimbo, sono andata anche nelle parrocchie, ma non si può vivere così…” (GUARDA IL VIDEO)

Oltre al problema economico, quello che più preoccupa Cinzia è la salute di suo figlio: “Nella nostra casa le finestre sono vecchie, con tanti spifferi e l’anno scorso mio figlio è stato ricoverato con la bronchite e un focolaio di polmonite. L’avevo attribuito al raffreddamento, ma era sempre pallido e non mangiava nulla”. Poi gli esami del sangue e la diagnosi; anemia mediterranea. “Ora ha bisogno di cure e di medicine, ma spesso non i soldi per comprarle e di certo non gli fa bene vivere in una casa con le finestre rotte, dove fa un freddo cane, ho anche il boiler elettrico che consuma tantissima luce“.
Acer non le ripara? “No perchè sono indietro con il pagamento degli affitti, credo però che le due cose siano indipendenti. Acer dovrebbe fornire alloggi in buono stato, il pagamento dell’affitto è un altro problema. Sono venuti a fare un sopralluogo, si tratta di finestre in legno da cambiare. Abitiamo al piano terra e una tapparella è completamente bloccata, ho paura che vada giù di colpo e che mio figlio possa farsi male. Allora diventerei una iena… Sto cercando, come una fomichina, di mettere i soldi da parte per saldare il mio debito, che è arrivato a 2.500 euro, ma come faccio? Non voglio essere mantenuta, non voglio soldi, chiedo solo un ascolto, vorrei solo un lavoro. Al momento sono davvero a pezzi, faccio fatica anche a dormire e non so come tirare avanti”.

Ovviamente ti sei rivolta ai servizi sociali… “Certo, ma non siamo il caso sociale peggiore, non avrei neanche avuto il diritto all’asilo, perchè non lavoro, ma mi sono arrangiata da sola”. Si perchè per i genitori è un po’ come un cane che si morde la coda: non lavori quindi puoi badare a tuo figlio: “Me se io trovassi da lavorare? Come faccio, a chi lo lascio? Non ho nessuno qui, a parte la nonna del mio compagno che a volte ci ospita a pranzo e ci allunga qualche centinaio di euro per fare la spesa. Ho risposto al bando, mettendo tanti asili diversi. Ora frequenta in zona stadio, tutte le mattine lo accompagno e lo vado a prendere, anche a piedi perchè spesso non ho i soldi per il biglietto”.

bolognatoday.it