mercoledì 25 aprile 2018

Quei rastrellamenti partigiani rimasti nascosti “fecero sparire un migliaio di corpi trasformandoli in sapone”


Quei rastrellamenti partigiani rimasti nascosti “A Sussak fecero sparire un migliaio di corpi trasformandoli in sapone”

L’orrore in Istria nel periodo successivo l’armistizio ci viene raccontato per la prima volta dal quotidiano Il Giornale in un articolo di Fausto Biloslavo, grazie ad una inedita  testimonianza scritta anni fa e mai resa pubblica.
La testimonianza rivela la mattanza di prigionieri croati o italiani che per giorni andò in scena sul territorio vicino Fiume,  dove i partigiani jugoslavi assunsero il controllo fra il settembre ed il novembre 1943 nella prima ondata delle foibe, come in altre zone dell’Istria,.
“Questo fatto che ora vado a raccontare sembra inverosimile e lo dico come lo ebbi a sapere” scrive l’autore dell’inedita violenza alle porte di Fiume, che nel 1943 aveva poco più di vent’anni e faceva il servizio militare a Sussak, a pochi chilometri dal capoluogo del Quarnaro.

Al Giornale, l’autore ha chiesto di restare anonimo perché, sembra incredibile, ma dopo 75 anni continua ad avere paura.

I testimoni di questa ennesima storia di sangue furono disarmati diversi giorni dopo l’8 settembre e trasferiti a Pola dai tedeschi, che dopo un mese ripresero il pieno controllo dell’Istria con altrettanta bestialità
Quando fummo concentrati nel campo sportivo militare fuori della città di Pola, mi sentii chiamare venendomi incontro il carabiniere Moscatello (che era accantonato a Sussak, nda) – si legge sul Giornale – Piuttosto agitato mi disse:
Ti ricordi Hai presente che il giorno dopo l’armistizio dell’otto settembre per due giorni si vedeva passare diverse volte e per tutto il giorno un va e vieni del furgone nero della Polizia Italiana?“.

A Sussak si era insediato il comando del II corpo d’armata Slovenia-Dalmazia del nostro esercito. Nel vuoto provocato dall’8 settembre i partigiani occuparono il centro abitato per una settimana fino alla controffensiva tedesca.

E molti soldati italiani allo sbando rimasero sul posto.
Il testimone ancora in vita ricorda che “andai al comando e dietro la scrivania del colonnello era seduto il capo dei partigiani, figlio dell’oste del paese”.
Nel 1943 il carabiniere Moscatello raccontò al testimone ancora in vita, che il cellulare della nostra polizia sequestrato dai partigiani andava a prelevare i nemici del popolo e “…velocemente entrava nello stabilimento della cartiera…” di Sussak.
Il carabiniere confidò “che di nascosto entrò nella cartiera… e assistette a una cosa impressionante (…) appena entrato facevano scendere le persone all’interno e le ammazzavano facendole immediatamente a pezzi Leggi tutto l’articolo sul Giornale

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