mercoledì 18 maggio 2016

Si ribella alle nozze combinate, islamica violentata dal padre


Il processo: l’uomo, 50 anni, originario della Guinea Bissau è stato rinviato a giudizio

 
di VALENTINA REGGIANI

Modena, 11 maggio 2016 - Avrebbero voluto ‘rimandarla a casa’, per concederla in sposa al cugino, molto più grande di lei. Ma la giovane è scappata e ha chiesto aiuto ad un’associazione del territorio che l’ha accolta. Una volta arrivata tra quelle mura protette ha raccontato non una ma due tremende verità: quel matrimonio forzato che lei, cresciuta in Italia, non poteva certo accettare ma, soprattutto, le presunte violenze sessuali a cui il padre l’avrebbe sottoposta più e più volte.

È stato rinviato a giudizio ieri, proprio con l’accusa di abusi nei confronti della figlia, all’epoca dei fatti minorenne, un 50enne residente in città ma originario della Guinea Bissau, in Africa Occidentale.

La vicenda, delicata, è ancora tutta da ricostruire ma, in sede di interrogatorio con forma protetta, la ragazza, oggi 18enne, ha fatto emergere un quadro di abusi e costrizioni che hanno portato l’associazione a cui si è rivolta a fornirle supporto e, soprattutto, un luogo segreto in cui poter vivere e lontano dalla famiglia d’origine. Tra le lacrime, infatti, dopo essere scappata di casa, all’inizio dello scorso anno, l’adolescente ha confessato alle responsabili del centro di essere stata sottoposta a ‘pesanti attenzioni’ da parte del padre, di religione islamica, già dai primi anni di vita, una volta arrivata nel nostro Paese.

I palpeggiamenti sarebbero sfociati in attenzioni più pesanti proprio dinanzi al rifiuto della ragazzina si tornare in Africa per sposare il cugino, ovviamente mai visto e mai conosciuto. Il genitore, infatti, in vista della maggior età della figlia l’avrebbe costretta ad accettare quell’unione e la minore, temendo di dover salire a breve su un aereo, per concedersi ad un uomo di cui appena sapeva il nome, a casa non ha fatto più ritorno.

È bene sottolineare come la ragazza, arrivata piccolissima in Italia, abbia sempre vissuto all’occidentale, spiegando quindi di essere ben lontana da quella visione della donna promessa in matrimonio.

Tradizione invece rispettata ancora oggi in diverse famiglie islamiche. L’uomo, difeso dall’avvocato Pellicciardi, ha invece negato le accuse e, soprattutto, le violenze affermando di aver semplicemente suggerito alla figlia di unirsi in matrimonio con il cugino. Sarà ora il giudice, nel corso del rito abbreviato, a stabilire se vi siano o meno state violenze sessuali nei confronti della giovane e se la stessa sia stata effettivamente obbligata al matrimonio combinato.

Intanto la figlia, difesa dall’avvocato de Biase, si è costituita parte civile al processo. Nella nostra città, in questi mesi, sono stati numerosi i casi di giovani e giovanissime che si sono rivolte ad associazioni del territorio proprio per chiedere protezione dinanzi alla scelta dei genitori di prometterle in spose e obbligarle a matrimoni combinati. Un incubo per ogni donna che però ad oggi resta una triste realtà.


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