mercoledì 25 maggio 2016

L'attrice che sfida la sharia: "L'islam ossessionato dal sesso"

Loubna Abidar è una vittima dell'islam. ha interpretato una prostituta in un film ed è stata picchiata a sangue in Marocco

Claudio Cartaldo 
 
Loubna Abidar è una vittima dell'islam. Nel senso che la sua vita è cambiata per colpa di quell'odio dei musulmani nei confronti delle donne "libere". 


Libere di camminare senza velo e di coronare il sogno di diventare una attrice.
Lorba si rifugiata in Francia, dopo una fuga obbligata dal Marocco, suo paese natale. A Casablanca tre uomini la riconobbero: aveva recitato nel film Much Loved, interpretando una prostituta. Un disonore per il Marocco e per l'Islam che quando vede donne in televisione le chiama "puttane" e non "attrici". Dopo quella aggressione Loubna ha conosciuto l'oscurantismo dell'islam.

E le sue ossessioni. Picchiata a sangue dopo un rapimento in auto, nessun ospedale voleva curarla. E anche la polizia marocchina rideva delle sue disavventure. Così ha preso un aereo, ha lasciato marito e figli ed è andata in Francia. Poi ha scritto un libro, dove racconta la sua storia, dal titolo "La danfereuse".
 
"Sono stata costretta a scrivere il libro dai media marocchini, che dopo la presentazione di Much Loved l’anno scorso a Cannes hanno raccontato ogni genere di falsità su di me - ha detto ad una lunga intervista al Corriere - Per esempio che sarei davvero una prostituta. Non perdonano a me e al regista Nabil Ayouch di avere raccontato la grande ipocrisia del mondo arabo, l’ossessione per il sesso tra divieti e prostituzione, anche infantile; le orge con i ricchi sauditi che vengono da noi per ubriacarsi". Una vita di violenze, la sua. Anche in famiglia. A sei anni suo zio le chiede quale lavoro volesse fare. "Voglio essere una puttana celebre nel mondo intero - racconta ancora - Perché non avevo mai sentito la parola “attrice”. Le donne che vedevamo in tv, nei film egiziani tollerati di malavoglia, in casa mia venivano chiamate “le puttane”. E io pensavo che quello fosse il termine normale per le donne che recitano nei film".

Il libro ha suscitato ancora di più l'odio degli islamici nei suoi confronti. In poche la sostengono: "Lina Bikiche mi aiuta molto. È una ragazza marocchina che da mesi prende le mie difese su Internet. Ma abita a Tolosa e ha anche il passaporto francese. In Marocco non potrebbe mai osare tanto". Poi la dura accusa all'islam che l'ha bandita dal suo Paese: "Le cose sono cambiate, sono diventate più estreme, c’è troppo odio. Subiamo l’influsso delle emittenti di Arabia Saudita e Qatar che parlano male delle donne e del sesso, che spiegano ai mariti come convincere la sposa ad accettare altre tre mogli". Una vita da carcerate, quella delle donne nell'islam. Coperte dalle sbarre create dal burqa: "Lì dentro ti senti chiusa come in una gabbia - conclude l'attrice, raccontandosi al Corriere - non si riesce nemmeno a respirare".

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