mercoledì 20 gennaio 2016

Volontaria si confessa: “Nei centri profughi accade di tutto, ci molestano, ci seguono a casa”



Una volontaria che lavora in un centro profughi ha parlato della realtà quotidiana del suo lavoro, fatta di abusi, minacce di morte, molestie sessuali, comportamento aggressivo, documenti falsi, misoginia, abusi verbali e persino aggressioni fisiche. Ha dovuto cambiare il modo vestire e il comportamento, al fine di restare al riparo dai migranti, il 90 per cento dei quali lei descrive come “sgradevoli”.


Dopo aver inizialmente aderito con entusiasmo per aiutare i “rifugiati”, ammette che lei sta ora seriamente pensando di smettere, come la maggior parte dei suoi colleghi, grazie alla sequela quotidiana di abusi che ricevono per mano dei migranti ingrati.


“Ho fatto domanda per questo lavoro perché era esattamente quello che volevo fare”, ha detto al canale di notizie tedesco N24. “Quando la conferma del lavoro è arrivata nella mia cassetta postale, non vedevo l’ora di iniziare ad aiutare i migranti, fare qualcosa di concreto per aiutare i rifugiati. Sono andata di buon umore il mio primo giorno presso il centro di prima accoglienza”.

La ragazza assiste con i colleghi circa 1.500 cosiddetti profughi in un centro tedesco.
“Poi i primi profughi sono venuti nel mio ufficio … Dopo le prime visite ho capito che la mia idea molto positiva e idealista di loro non era reale, il loro comportamento era molto diverso dalla realtà … Certo non si può generalizzare per tutti i rifugiati, molti di loro sono cordiali…Ma se io sono onesta il 90 per cento di coloro che incontro sono piuttosto sgradevoli.”

Descrivendo il comportamento aggressivo della maggioranza, ha spiegato: “In primo luogo, molti di loro sono estremamente esigenti … Sono venuti da me chiesto di avere immediatamente un appartamento, una macchina di lusso, e un ottimo lavoro. Quando ho detto loro che non era possibile, sono diventati molto aggressivi.

Un afgano ha minacciato di uccidersi (tipica manfrina islamica ndr.) se non lo avessi assecondato con queste richieste. Un arabo ha urlato ad un mio collega ‘Vi decapiteremo tutti!’ … A causa di queste e altre cose la polizia viene qui più volte alla settimana.”

I migranti sono anche in malafede, ha detto, spesso girano con una serie di documenti falsi: “Venivano da me a raccontare una storia che non corrisponde alle loro carte. Ho verificato con i miei colleghi e ho scoperto che solo il giorno prima, i rifugiati si erano presentati a loro con una storia completamente diversa.
C’è stato, per esempio, un residente che è venuto da me con un avviso di espulsione. Voleva sapere cosa sarebbe successo dopo. Ho spiegato e poi è andato via. Poco dopo, è comparso davanti al mio collega e ha mostrato nuovi documenti di identità con un nome diverso. Allora è stato trasferito in un altro campo.”

E sono inaffidabili, portando a problemi all’interno del sistema_ “Prendo appuntamenti medici per loro, ma semplicemente non si presentano. Questo accade così spesso che i medici hanno ormai ci hanno chiesto di non prenotare tanti appuntamenti – ma che cosa dovrei fare? Non posso semplicemente rifiutare la richiesta di un appuntamento, solo perché ho il sospetto che il richiedente non andrà.”

Ma il problema più grande in assoluto, dice, è l’atteggiamento dei migranti verso le donne, è così estremo che ha cominciato a modificare il proprio comportamento in modo da non attirare attenzioni indesiderate: “E’ ben noto che è in primo luogo sono uomini single che vengono da noi, almeno 65 o 70 per cento (in Italia il 90 per cento ndr.). Sono ancora giovani, solo 20 anni o giù di lì, e non più di 25 anni.

“Semplicemente non rispettano le donne. Loro non ci prendono sul serio. Se io come donna dico loro qualcosa, quasi non mi ascoltano a tutti, o semplicemente si rifiutano e chiedono di parlare con un collega di sesso maschile.”

Invece lei e le sue colleghe ricevono “sguardi sprezzanti”, o sono sessualmente aggredite: fanno commenti nella loro lingua, mentre gli altri guardano e ridono: “E’ davvero molto sgradevole”, dice. “Ci fanno anche fotografare con i loro smartphone, proprio così, senza chiedere.”. E poi le inviano ai loro amici in patria, per dire ‘venite anche voi a prendervi le prede europee’.

In un primo momento ha provato semplicemente ignorare il comportamento, ma più recentemente è diventato ancora più aggressivo e intimidatorio, “perché nelle ultime settimane ci sono sempre più uomini dal Nord Africa, dal Marocco, dalla Tunisia”. Paesi in guerra, “sono ancora più aggressivi. Non potevo ignorarlo più, e ho dovuto rispondere “, ha continuato.

“In particolare, questo mi ha costretto a iniziare a vestirmi in modo diverso. In realtà sono una persona che ama indossare a volte vestiti aderenti, ma ora non più. Ora devo indossare pantaloni larghi e sempre top a collo alto. E quasi non uso più trucco. E non solo ho dovuto cambiare il mio aspetto esteriore per proteggermi da questo molestie, ho anche dovuto modificare il mio comportamento. Evito, per esempio, di andare dove molti di questi uomini single stanno. Se devo fare qualcosa lì, cerco di farla il più rapidamente possibile, senza sorridere in faccia a nessuno, perché possano fraintendere le mie intenzioni.

Ma di solito io resto nel mio piccolo ufficio, se possibile. E non prendo più il treno per andare o venire dal lavoro, perché una collega è stata seguita da alcuni degli uomini alla stazione della metropolitana e molestata in treno. Vorrei risparmiarmi questo, e perciò uso la mia auto “.
Da buona fanatica dell’immigrazione (ex ancora in cura ndr.) si vergogna dai suoi mutati atteggiamenti verso i migranti, dice: “So che tutto questo suona terribile, e lo trovo terribile io stessa, ma cosa posso fare? I funzionari non sono di grande aiuto, sia con questo problema o altri che abbiamo di fronte, non il Ministero dell’Interno e l’Ufficio federale. Se li chiami non rispondono più al telefono”.

“Non avrei mai pensato di smettere, mi piacciono i miei colleghi, in precedenza era così convinta del lavoro e di tutta la cosa in sé, ed è molto difficile ammettere che è tutto così diverso da quello che avevo immaginato.

Le dimissioni saranno un’ammissione. Ma non possiamo andare avanti più; non possiamo sopportare di vedere quanto sia sbagliato tutto qui, e, se io sono onesta, non possiamo cambiarlo”.
Benvenuta nella realtà.

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