giovedì 24 dicembre 2015

La sinistra usa la magistratura per fare leggi pro-gay


Di Eugenio Cipolla

Matrimoni gayGiusto l’altro giorno la Grecia ha dato l’ok definitivo all’introduzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Così nel nostro paese è partito a razzo il festival della retorica, che ha visto molti esponenti della sinistra italiana parlare di quanto sia necessaria e urgente una legge in materia anche in Italia. Cosa in linea teorica giusta (parliamo di unioni civili, non di matrimoni, e c’è una bella differenza).

La riflessione di fondo da fare è la seguente: chi siamo noi per impedire a una coppia omosessuale di lasciarsi in eredità i propri beni? Chi siamo noi per impedire a una persona omosessuale di ricevere informazioni mediche delicate sullo stato di salute del proprio partner? Chi siamo noi per impedire a due persone che si amano di sentirsi ancora più unite tramite dei vincoli giuridici?

Ora, che siate d’accordo o meno (è più probabile che non lo siate, ma, vi prego, nessuno sta mettendo in discussione il valore della “famiglia tradizionale”), il problema, dal punto di vista politico, è che la sinistra sull’argomento straparla da venti anni senza fare nulla, perché in realtà è la prima a non volere questo tipo di unioni. Il loro vero scopo, infatti, è fare una legge senza sporcarsi le mani. E tentano di riuscirsi attraverso il metodo della delega, che mai è riuscito così bene sia durante Mani Pulite, sia contro Berlusconi. Delegano tutto alla magistratura, nella speranza che qualche giudice creativo bypassi l’interpretazione delle leggi, scrivendo qualche sentenza che funga da orientamento giurisprudenziale e legalizzando in tal modo qualcosa che nel nostro ordinamento non esiste.

Un esempio più attuale, rispetto a quelli fatti appena qualche riga fa, è giusto di ieri. La Corte di Appello di Roma ha confermato la decisione dei giudici del tribunale dei Minorenni che un anno e mezzo fa, per la prima volta in Italia, avevano riconosciuto la «stepchild adoption» in una coppia lesbica, cioè l’adozione di una bimba da parte della compagna della madre biologica. Giusto o meno che sia nel merito, è il metodo ad essere sbagliato.

Scavalcare il Parlamento nelle sue decisioni sovrane non innesca solo un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato ma è anche incostituzionale. Si può essere favorevoli o contrari a leggi che regolamentino queste tematiche, ma le leggi si fanno in Parlamento e se il Parlamento, che rappresenta il paese, ad oggi non ha ancora partorito nulla a riguardo un motivo ci deve pur essere.

fonte