sabato 21 novembre 2015

L'armata silenziosa degli islamici. In Italia 200mila stanno con l'Isis



Secondo l'istituto Ipr, il 12% trova spiegazioni agli attentati e l'8% non risponde. Due su dieci non denuncerebbero i fiancheggiatori

Fausto Biloslavo

I musulmani d'Italia oggi scendono in piazza a Roma, Milano, Torino contro il terrorismo con il cartello «not in my name», il tricolore, la bandiera francese e quella europea.

Speriamo siano tanti, ma secondo un sondaggio allarmante mandato in onda giovedì sera a Porta a Porta esiste nel nostro paese una minoranza islamica, non indifferente, che giustifica la carneficina di Parigi, non denuncerebbe i terroristi e vorrebbe andare a vivere nel Califfato.Per il sondaggio Ipr, l'80% dei musulmani condanna l'attacco del terrore in Francia, ma il 12% lo giustifica e ben l'8% risponde «non so». Le interviste realizzate su un campione di 500 persone riguardano gli islamici residenti nel nostro paese «non i clandestini musulmani o chi si trova nei centri di accoglienza» sottolinea Antonio Noto, che ha realizzato l'indagine. Se usiamo le stime più basse stiamo parlando di 1 milione di persone. Secondo i dati mostrati da Bruno Vespa ben 120mila islamici che vivono da noi giustificherebbero la tragedia di Parigi. Non solo: i responsabili della strage vengono considerati dal 15% degli intervistati «persone che sbagliano, ma che comprendo» e dal 5% «che fanno bene all'islam». In pratica 200mila islamici in Italia strizzerebbero l'occhio ai tagliagole. «Numericamente è una marginalità significativa. La mia stima è che ci sia un 10% di islamici critici sul milione e mezzo indicato dalla Caritas, che non sono tutti terroristi, ma risultano propensi ad un appoggio ideologico» sostiene Noto.Le percentuali aumentano alla domanda sulle responsabilità relative alla nascita del terrorismo islamico. Per il 46% non hanno a che fare con la religione di Maometto, ma per il 24% la colpa è «dei paesi occidentali che vogliono colonizzare i territori in cui si professa l'islam».

E ben il 30% non risponde.Ancora più preoccupante il giudizio sul Califfato. Tre quarti dei musulmani, per fortuna, è contrario alle bandiere nere. A differenza del 21%, che sostiene di essere «favorevole» allo Stato islamico in Siria e Irak, «ma non ci andrei a vivere». Una piccola, ma significativa minoranza del 3%, in termini teorici almeno 30mila musulmani, non solo è «favorevole», ma «non esclude di andarci a vivere».Secondo Noto il dato è ancora più preoccupante «se aggiungiamo che il 12% dei musulmani non si sente integrato e non vuole integrarsi».Ancora più gravi le risposte al quesito su cosa faresti «se conoscessi persone della comunità che favoriscono il terrorismo islamico». Il 70% le segnalerebbe alle autorità. Il 10%, però, ha risposto «non li denuncerei». E il 20% (teoricamente 200mila islamici) ha detto «non so».I risultati, seppure sulle percentuali minoritarie del sondaggio, sono un campanello d'allarme, che cozza con l'idea di un islam in Italia quasi totalmente moderato. Allo stesso tempo non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, come dimostra l'alto numero di associazioni, compresa la Sezione islamica italiana di via Quaranta a Milano, fondata da convertiti, che ha aderito alla manifestazione «not in my name».Ancora meglio, se dopo tante bandiere americane e israeliane bruciate in mezzo mondo dagli islamici, domani in corteo a Roma venisse ridotto a coriandoli il vessillo nero del Califfo. Forse, però, non lo possono fare. I tagliagole si sono appropriati con la scritta bianca sulla loro bandiera della professione di fede di tutti i musulmani: «Non esiste altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo Profeta».www.gliocchidellaguerra.it



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