lunedì 24 agosto 2015

La polizia: gli immigrati delinquono, li arrestiamo, tornano a fare come gli pare



Gli agenti di polizia non ci stanno. «Gli immigrati clandestini arrivano in Italia, chiedono asilo e poi delinquono a piacimento. Li smascheriamo, li arrestiamo e poi tornano liberi di fare come gli pare». Durissima è la denuncia del Coisp, il sindacato di polizia. In questo modo, «i cittadini ricominciano a subire le loro violenze, la loro prepotenza, l’arroganza dettata dalla consapevolezza che potranno farla franca» E qui arriva la stangata: «Non solo non si riesce a filtrare gli ingressi nel Paese limitandoli a quelli che mostrano i requisiti necessari per la richiesta dello status di rifugiato ma anche dopo, di fronte alla prova incontrovertibile di trovarsi di fronte a criminali, non si riesce a rimandare questa gente a casa né a far scontare loro alcuna seria conseguenza dei loro comportamenti illegali, antisociali criminali».

Il sindacato di polizia ricorda i casi eclatanti

Ultimamente ha destato scalpore anche il caso del Clement Ebuh, di 22 anni, fuggito in Svizzera dopo aver lasciato il centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale presso la cooperativa sociale a Isola di Capo Rizzuto (Kr), ma qui arrestato per l’omicidio di un uomo assassinato con un coltello. Il presunto omicida è dunque un profugo, arrivato in questi mesi in Italia ed in attesa di sapere se la commissione che valuta le storie di persecuzione dei migranti gli avrebbe concesso lo status di rifugiato.

Incredibile la storia di un marocchino, da oltre dieci anni in Italia, che ha compiuto 21 reati restando dietro le sbarre per soli 9 giorni grazie ad attenuanti, indulti e altro. All’uono non è stato rinnovato il permesso di soggiorno ed è stata decrtetata l’espulione da tre diverse prefetture. Ma il clandestino sarebbe tornato in Italia per venir di nuovo pizzicato a Tirano, in provincia di Sondrio, dove ha subito una condanna di un anno per false generalità. Al processo a Gemona è stato contumace ed il giudice di pace ha scritto nella sentenza: «In tutti questi atti è stato ripetutamente ordinato all’imputato di lasciare il territorio nazionale e di non rientrare prima che siano decorsi 10 anni. Tali ordini sono stati sistematicamente ignorati e nessuna autorità è stata in grado di farli eseguire coattivamente».

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