mercoledì 8 luglio 2015

Pedofilia GB: violentata per anni da gang di immigrati, Sara rompe il silenzio



Sara oggi è una bella donna di 23 anni, con uno sguardo profondo e i lunghi capelli castani, madre di una splendida bambina. Lei dopo anni ha deciso di rompere il silenzio sulla sua drammatica storia. Siamo a Rotherham, una città dell’Inghilterra. Qui Sara vive una vita tranquilla con sua madre Maggie. Tutto fino a quando a 11 anni non inizia a essere la vittima prescelta di una “gang di pedofili”.

Lei stessa dopo anni ha ammesso che le avevano fatto il “lavaggio del cervello”: il gruppo di uomini la riempivano di regali e in cambio le chiedevano le prestazioni sessuali. Il tutto è andato avanti per cinque anni fino a che Sara non è diventata maggiorenne. Fino ad allora nessuno l’ha aiutata: i servizi sociali l’avevano portata in una casa famiglia ma qui, ogni sera, i suoi aguzzini venivano a prenderla in taxi,

Tutto è cominciato quando aveva undici anni e un uomo di trenta l’ha portata in un cortile di una scuola di notte, dove ha abusato di lei. E’ lei a spiegare che quegli uomini cercavano di farle capire che tutto era “normale”. Era lei stessa a chiamarli “i miei amici”. Le violenze a volte erano di gruppo: “Una volta mi hanno portata in macchina lontana da casa e mi hanno costretta a fare sesso di gruppo con sette uomini e quando mi sono rifiutata hanno minacciato di dare fuoco alla mia casa”.

Quello di Sara non è un caso isolato: un rapporto ha rivelato che, dal 1990, più di mille e 400 ragazze sono state vittime delle “gang di pedofili”, composte per lo più da uomini di origine asiatica, che strupravano regolarmente le giovani. “Le ragazze come me e le nostre famiglie gridavano aiuto, ma nessuno ci ha ascoltato. I politici avevano paura ad affrontare la questione perché temevano che lo scandalo avrebbe “dato ossigeno” al razzismo” spiega Sara.

Anche se adesso quegli abusi sono lontani, Sarah a volte sente riaffiorare le conseguenze psicologhiche di quelle violenze: “A volte vengo presa dall’ansia e non riesco ad andare in giro per la città da sola. Uso raramente il taxi, per paura di essere violentata. Faccio molta fatica a dare quello che per molte donne è normale”.

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