martedì 7 ottobre 2014

De Magistris come Gramsci, la Festa dell’Unità dedicata a De Gasperi: in scena il ridicolo della politica





di Gabriele Farro/lun 6 ottobre 2014/18:03

Sempre in cerca di un paragone eccellente, personaggi entrati nella storia chiamati a fare da testimonial a questioni minime o addirittura imbarazzanti, icone della sinistra e della vecchia Dc trattate come gli spot dei formaggini o dei pannolini. Il vizietto si ripete, nonostante sia andata maluccio a chi aveva già tentato di utilizzarlo. Stavolta è il capogruppo dell’Idv del Consiglio comunale di Napoli, Antonio Luongo, a dichiarare solennemente che «Luigi De Magistris è come Antonio Gramsci».

Questo perché, dopo l’atteggiamento provocatorio dell’ex sindaco all’indomani della sua vicenda giudiziaria e dello sfratto dalla poltrona di primo cittadino, c’erano state molte reazioni dure: l’azzurro Amedeo Laboccetta aveva chiesto che fosse verificata la legittimità dell’uso dell’auto, della scorta e del cellulare di servizio mentre la senatrice Angelica Saggese, del Pd, aveva chiesto il divieto di dimora a Napoli. Da qui il paragone ardito e le immediate reazioni. «L’accostamento Gramsci-De Magistris che il Luongo ha osato azzardare è davvero temerario, sfiora il ridicolo e credo che possa creare imbarazzo allo stesso De Magistris», ha detto Giovanna Palma (Pd), che poi arriva ad ammettere uno sbaglio riferendosi indirettamente a Berlusconi (chiaramente evitando di pronunciarne il nome): «Che la Legge Severino sia da riformare dal punto di vista garantista in alcuni punti è ormai acclarato, ma che ancora si pensi di applicarla a qualcuno e contestarne l’applicazione per altri, invocando presunte superiorità morali, fa parte davvero del vecchio modo di interpretare la politica».

Per la senatrice Maria Grazia Pagano, del Pd, il consigliere dipietrista avrebbe bisogno di lezioni di storia. E’ l’ennesima gaffe, preceduta recentemente da un’altra polemica che ha sfiorato il ridicolo storico; quella cioè del famoso tweet di Giuseppe Fioroni, che invitò Renzi a dedicare la Festa dell’Unità ad Alcide De Gasperi, a 60 anni dalla morte dal leader democristiano. Fiumi di dichiarazioni e ironie, alcuni azzardarono persino saggi culturali. Ma la risposta più efficace fu data dai militanti: «Fioroni! E figurarsi chi l’aveva proposto. Avrà preso un colpo di sole, farebbe meglio a venire qui a lavare i piatti invece che farsi venire strane idee».

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