lunedì 5 maggio 2014

La Spagna ha mano libera: gas urticante sui profughi

Roma fu condannata da Bruxelles per i respingimenti non violenti. E Madrid rivendica il diritto di dissuadere in modo brutale chi tenta di entrare nel Paese

È ancora l'Europa delle due misure. Il guaio è di chi è a sud. È lì che arrivano centinaia e centinaia di disperati che si accalcano per entrare.
 
In Italia come in Spagna, numeri che fanno paura. Fonti delle Intelligence di Spagna, Marocco e Mauritania hanno riferito al ministro dell'Interno spagnolo, Jorge Fernandez Daz, che vi sarebbero 80mila immigrati che dal Marocco e dalla Mauritania pronti a entrare in Europa attraverso Ceuta e Melilla. E proprio da lì, dall'enclave di Melilla il primo maggio, in ottocento hanno tentato di saltare le reti. Ci sono stati scontri durissimi con la Guardia Civil, diciotto i feriti. Molti gli arresti. In Spagna come in Italia è emergenza immigrati. A cambiare però sono le reazioni. In Italia i respingimenti non violenti ci sono costati la condanna a multe salate da parte dell'Europa. In Spagna invece regna la mano dura e violenta.
La Guardia Civil reagisce e risponde agli assalti sparando proiettili di gomma, e gas al peperoncino. Immediate le denunce delle organizzazioni non governative contro l'uso della forza. Il governo non solo rimbalza le critiche ma fa di più: difende le scelte. Il ministro dell'Interno ha rivendicato l'uso del gas al peperoncino, i proiettili di gomma. Il delegato del governo di Melilla gli fa eco e parla dell'«aggressività dei clandestini». La Spagna non è l'Italia e i muri di contenimento vengono difesi con la forza. Assalti e respingimenti brutali. Barriere, proiettili di gomma, gas lacrimogeni. Coma l'Italia, anche la Spagna si lamenta di essere lasciata da sola a gestire il problema mentre da una lontanissima Europa arriva la ramanzina che condanna le violenze. I migranti si nascondono nelle foreste adiacenti alle Enclavi di Ceuta e Melilla, aspettando il momento migliore per organizzare un assalto, un passaggio massivo della barriera di protezione. Altri migranti attraversano a nuoto.Il Monte Gurugú, nei pressi di Melilla, è stato bruciato molte volte questa estate. L'obiettivo era quello di porre fine agli insediamenti costruiti dai migranti e incoraggiarli ad allontanarsi. Le violente repressioni, i respingimenti e i maltrattamenti hanno l'intento di persuaderli nell'impresa di cercare protezione nei centri di accoglienza delle città autonome, dall'altra parte della recinzione.
Secondo le Ong negli ospedali nei pressi di Ceuta, i feriti arrivano ogni giorno. «Vediamo persone con ferite e tagli di vario genere. Gambe e testa rotti dalla brutalità delle forze di sicurezza frontaliere, che da entrambi i lati sorvegliano». Politiche di contenimento dell'immigrazione brutali, che il governo difende. Sin dal 2006 la Spagna ha messo a segno respingimenti su respingimenti. Nel 2007, per esempio, la Guardia civile spagnola ha diretto l'operazione Indalo, alla quale hanno partecipato anche uomini e mezzi italiani, portoghesi, francesi, maltesi, tedeschi, ciprioti e rumeni. Nel 2006, addirittura, la Guardia civil spagnola si è spinta fino alle coste della Mauritania e del Senegal per intercettare e bloccare 371 immigrati.
Ma è dal muro di Melilla che arrivano le prove più schiaccianti. Ci sono video che mostrano la Guardia civil, dopo aver braccato i migranti, tra cui minorenni, che hanno appena saltato il muro. Dopo aver cercato inutilmente di ridarli alle autorità marocchine, li lasciano almeno due ore al suolo, alcuni dei quali feriti. Il ministro dell'Interno spagnolo ammette di usare pratiche, in circostanze eccezionali, che vanno contro la legge. Anche per questo, un recente rapporto di Human rights watch ha bocciato su tutta la linea la gestione dell'immigrazione clanesdestina da parte del governo di Madrid. Fioccano le critiche, le lezioncine da Bruxelles. Resta la netta sensazione che chi è al confine viene lasciato solo. Come l'Italia che grida al collasso ma nessuno interviene.